sabato 29 dicembre 2007

e intanto il Sindaco non dice una parola!

Dall'Arena
Sabato 29 Dicembre 2007


SAN BONIFACIO. Nuovo episodio in via Zampieri: presa di mira la vetrina di una macelleria gestita da un marocchino residente da 16 anni Negozi degli stranieri sotto tiro Gli immigrati: «Vandalismo che è frutto del razzismo» L’assessore: «Non si deve etichettare tutto il paese»

Gianni Bertagnin «Babbo Natale? Mi ha portato una spaccata alla vetrina del mio negozio», dice amaramente Habibi Abderrahim, un marocchino residente a San Bonifacio da 16 anni e che dal 2000 gestisce una macelleria in via Zampieri. Quello della Notte di Natale è il terzo atto vandalico alla grande vetrina, sulla quale sono ancora visibili i colpi della precedente sassata: il vetro non era stato sostituito. A terra sono stati trovati alcuni pezzi di autobloccanti in cemento, accanto alla lastra caduta dalla parte alta della vetrina che, pur frantumandosi, ha retto alla violenza dei colpi. Sul movente e sugli autori ci sono solo ipotesi: un atto vandalico o un gesto di intolleranza. «Con la gente della nostra via», dice Abderrahim, «non abbiamo mai avuto problemi, anzi ci vogliono bene; non abbiamo mai ricevuto minacce né intimidazioni; è certo comunque», conclude, «che questi atti vandalici sono frutto del razzismo». È lo stesso parere di Yassin, che gestisce la filiale sambonifacese del Coordinamento Migranti, aperta da un anno, ogni pomeriggio, in via Roma. E a conferma che questi gesti sarebbero di chiara matrice xenofoba, ci accompagna in un breve tour di vetrine rotte, frutto di analoghi atti vandalici registrati negli ultimi tre anni. Così appare, fracassata di colpi, la vetrina del negozio di generi alimentari del nigeriano Juba, in via Sorte, che di sassaiole ne ha subite già quattro in tre anni, l’ultima sei mesi fa. «Dopo le ultime due volte non abbiamo più cambiato il vetro, sarebbe inutile e costerebbe troppo», dice il titolare, «senza contare che per farci maggiore dispetto spesso (e sempre il venerdì notte) infilano nella fessura, accanto alla serratura dell’ingresso del negozio, dei pezzi di legno, così da bloccare la chiave azionata dall’interno. Il nigeriano vive in paese da 18 anni e ha aperto il negozio cinque anni fa. Analoga la vicenda degli indiani che gestiscono il «Suman Market» sul piazzale del centro commerciale San Bonifacio, inaugurato un anno fa, la cui vetrina è stata fatta oggetto di sassate già pochi giorni dopo l’apertura. Questi atti vandalici si sono ripetuti in questi mesi, quasi in contemporanea con analoghi episodi messi a segno ai danni dell’adiacente negozio «Super Bazar», che è gestito da cinesi. Una serie di atti che fanno pensare inevitabilmente a manifestazioni di razzismo, ma sarebbe scorretto parlare di un clima generalizzato di xenofobia in un paese nel quale le associazioni di volontariato sono davvero numerose e attivissime in favore dei Paesi più poveri. Come sottolinea l’assessore ai servizi sociali del Comune, il medico Paolo Cannas, non si può stabilire la natura né la consistenza di questa frangia di vandali. «Non posso dire se si tratti di giovani, di estremisti di destra o di integralisti; certo è che non si può etichettare un paese come il nostro di razzismo. Nemmeno l’Amministrazione comunale, che in passato è stata tacciata di razzismo, può essere messa sotto accusa, perché sta finanziando progetti e interventi nei Paesi in via di sviluppo per cercare di aiutare gli stranieri a vivere dignitosamente a casa loro». E cita, tra gli esempi più recenti, la costruzione dell’ospedale San Bonifacio in Costa d’Avorio, i pozzi in Niger o i vari interventi in America Latina con il Mlal. Cannas conclude dicendo che l’Amministrazione comunale «ha una sensibilità e una apertura nei confronti dei problemi dei meno fortunati testimoniata più volte, come dimostra, ad esempio, anche il progetto di un dormitorio pubblico in paese, per dare un tetto a chi non ce l’ha».

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